mercoledì 29 agosto 2012

Sulla crisi...

Vorrei condividere con voi queste parole di Albert Einstein.

Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.
La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi.
La creatività nasce dall'angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura.
È nella crisi che sorge l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie.
Chi supera la crisi supera se stesso senza essere "Superato".
Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e da più valore ai problemi che alle soluzioni.
La vera crisi, è la crisi delle'incompetenza.
L'inconveniente delle persone e delle Nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie d'uscita.
Senza la crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia.
Senza crisi non c'è merito.
È nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lieve brezze.
Parlare di crisi significa incrementarla e tacere nella crisi è esaltare il conformismo, invece, lavoriamo duro.
Finiamola una volta per tutte con l'unica crisi pericolosa,
che è la tragedia di non voler lottare per superarla.


Cosa ne pensate?



Albert Einstein

giovedì 9 agosto 2012

L'io/tu di Martin Buber

Quando andiamo per una strada e incontriamo un uomo che ci è venuto incontro e che andava anche lui per quella strada, conosciamo solo il nostro tratto di strada, non il suo; del suo infatti veniamo a conoscenza solo nell’incontro.
Del compiuto processo di relazione conosciamo, per averlo vissuto, il cammino che abbiamo percorso, il nostro tratto di strada. Il resto ci accade, non lo sappiamo. Ci accade nell’incontro. Se ne parliamo come di un qualcosa che è al di là dell’incontro, ne restiamo feriti.
Ciò di cui dobbiamo occuparci, ciò di cui dobbiamo preoccuparci non è l’altra parte, ma la nostra; non è la grazia, ma la volontà. La grazia ci guarda nel momento in cui andiamo verso di lei e ne attendiamo la presenza; ma non è il nostro oggetto.
Il tu viene incontro. Ma sono io che nella relazione immediata gli vado incontro. Così la relazione è essere scelti e scegliere, patire e agire insieme. L’accesso alla relazione non si può insegnare con prescrizioni. Si può solo indicare, tracciando un cerchio che escluda tutto ciò che non lo è.
L’io è indispensabile in ogni relazione, anche in quella più alta, dal momento che essa può avvenire solo tra l’io e il tu. Non si tratta di rinunciare all’io, ma a quel falso istinto di autoaffermazione per cui l’uomo cerca rifugio nel possesso delle cose quando si trova dinanzi all’incerto, evanescente, instabile, invisibile, pericoloso mondo della relazione.