lunedì 30 luglio 2012

Identità e confini del counselling di Pierluigi Lattuada


Navigando tra i blog, mi sono imbattuta nel blog laviadelsè.Mi ha subito colpita un post dal titolo: Counselor, identità e confini.
Preseguendo nella lettura, nel blog viene riportato un documento sulla professione del counselling, scritto dal dottor Pierluigi Lattuada, membro direttivo del FAIP, federazione delle associazioni italiane di psicoterapia.

Eccolo :

“Sono i soldi che fanno la guerra”, dicono i francesi; ma “non di solo pane vive l’uomo”, ammoniscono le sacre scritture.

La storia dell’umanità si è svolta e ancora si svolge lungo le linee tracciate dal confronto e più spesso dallo scontro tra le due polarità racchiuse nella frase precedente.


La Psicologia con Maslow legge questo processo dinamico in un’ottica evolutiva suggerendo che la lotta per la soddisfazione dei bisogni carenziali cessa con la loro gratificazione.


Solo allora la coscienza si apre all’esplorazione dei bisogni di ordine transpersonale, connessi al pieno compimento di Sé.


Una certa antropologia, con Maria Gimbutas e Riane Eisler individua il conflitto nella lotta per la supremazia tra una cultura del dominio maschile e competitiva e una cultura della condivisone che si espresse in un remoto passato sotto l‘egida del potere femminile della Dea Madre e ora giace scordata e sconfitta da millenni di potere maschile.


I politici, tirando per la giacca ora l’una ora l’altra delle due weltanschauung, saccheggiandone spesso inconsapevolmente i contenuti, tendono ad appropriarsi dei loro valori migliori asservendoli ai loro interessi di partito.


I filosofi della scienza si sbracciano a ricordarci che è in corso un cambiamento di paradigma per il quale metodi quali la misurazione, la ripetibilità e la verificabilità stanno stretti al nuovo mondo emergente dalle indagini della fisica delle particelle, della nuova biologia e della ricerca sugli stati della coscienza.


Gli economisti sono divisi sul da farsi ma concordi nel delineare una crisi planetaria senza precedenti. Non conosciamo a sufficienza di economia per parlarne ma appare evidente che stiamo assistendo a un vecchio che sta morendo e a un nuovo che sta cercando di emergere; si pensi alla green economy, alla finanza etica, agli eco-villaggi, ai forum internazionali sull’eco-sostenibilità, alle organizzazioni per un commercio equo e solidale o alla recente svolta ecologica della Cina.


In questo contesto si colloca l’emergenza della figura del Counselor e la lotta senza quartiere che certi settori del mondo psicologico stanno portando avanti contro di essa.


La FAIP, Federazione delle Associazioni Italiane di Psicoterapia, in disaccordo con questa linea, ha accolto e sostenuto fin dagli inizi l’affermarsi della professione del Counselor come autonoma rispetto alla psicologia, alla psicoterapia e alla medicina, in quanto intravede in essa l’espressione di un nuovo che avanza e che va incoraggiato.


La storia della FAIP è trasparente e coerente fin dai suoi inizi quando, negli anni novanta si costituì per affermare la specificità della psicoterapia e sostenere tutti gli approcci psicoterapeutici indipendentemente dal fatto che richiedessero e/o ottenessero riconoscimenti ministeriali, per affermare il diritto a una psicoterapia autonoma e svincolata dalla medicina e dalla psicologia, per sostenere in seno all’EAP (European Association for Psychotherapy) il Certificato Europeo di Psicoterapia.


Oggi la FAIP tutela e associa diverse Scuole di Psicoterapia riconosciute dal MIUR e Centri di Ricerca in Psicoterapia, unitamente ad un cospicuo numero di Scuole di Counseling che si riconoscono in una visione sinergica e inclusiva, piuttosto che competitiva ed esclusiva, forte della consapevolezza che il nuovo paradigma emergente sappia fornire strumenti e metodi a un nuovo modello di sviluppo fondato sulla collaborazione e la fiducia reciproche piuttosto che sul conflitto e la diffidenza.


Il nuovo paradigma suggerisce percorsi per declinare il trascendimento e l’inclusione dei vecchi sistemi di pensiero antagonisti in un meta-sistema unitario e interconnesso antesignano di una cultura della condivisione e di una società ad alta sinergia in grado di dissolvere i conflitti nella comprensione e nel rispetto reciproci.


Il Counselor, libero da categorie nosografiche, set diagnostici e protocolli d’intervento, non vincolato alla rigidità di un setting strutturato né sottomesso ad una lettura biomedica della psiche, si configura come il soggetto di cui il nuovo paradigma e la nuova società hanno bisogno come l’aria.


Il Counselor non ha e non vuole avere le competenze dello Psicologo, non è interessato allo studio del cervello, né della statistica o delle teorie psicologiche, non ha nessuna motivazione all’utilizzo di test psicologici o all’interpretazione dei sogni. Il Counselor, ascolta, osserva, insegna a trovare le risposte dentro di sé, suggerisce nuove visioni, parla di sé e della propria esperienza, si fa conoscere, si occupa di persone non di casi, aiuta a dissolvere i conflitti riconoscendo in questi la risorsa, offrendo soluzioni creative anziché analizzare la personalità, o indagare i perché.

Il Counselor, nella sua formazione, si mette in gioco in prima persona, piange o urla, danza o respira, visualizza o esplora i suoi stati di coscienza, impara la padronanza emotiva e lo sviluppo delle potenzialità, l’utilizzo della creatività e la presenza a se stesso, l’ascolto attivo e l’empatia. Il Counselor accompagna, solidarizza, comprende, soffre con senza identificarsi, non ha paura di pronunciare parole come amore o compassione.


Il Counselor oltre che nel proprio studio, va per le strade, nei luoghi di aggregazione, valuta le attitudini personali, incoraggia alla responsabilità individuale e alla pianificazione strategica, educa alla legalità e al rispetto, all’intelligenza emotiva e allo sviluppo dell’intuizione; accompagna emergenze spirituali, offre sostegno e solidarietà, ascolto e cortesia a coloro che vivono difficoltà di qualsiasi natura (giovani disagiati, portatori di handicap, anziani, genitori in difficoltà, coppie separati, immigrati, adolescenti e bambini). Oppure ancora, il Counselor organizza corsi d’informazione/formazione per chiunque volesse imparare a utilizzare le proprie potenzialità e risvegliare le proprie qualità più elevate, umane o professionali, per chiunque voglia varcare le soglie dei propri limiti emotivi o mentali ed esplorare la ricchezza dei territori della coscienza.

Il Counselor sa o deve sapere di non essere medico o psicologo o psicoterapeuta o insegnante, sa o deve conoscere i propri limiti che non devono consentirgli di invadere aree per le quali non ha competenze, ma chiede rispetto e afferma il suo diritto a esistere come figura autonoma, consapevole della necessità che la modernità in crisi ha della sua eclettica e umana abilità.


Da parte nostra crediamo in tale necessità e suggeriamo agli psicologi di accogliere la sfida a rinnovarsi e a collaborare, certi che essi stessi avranno gradite sorprese da una sinergia con i Counselor. Basti pensare agli spazi che si aprono nella formazione e nella supervisione, così come della presa in carico in seconda battuta dell’utenza che dopo un iniziale approccio alla conoscenza di sé sentirà l’esigenza o la necessità di indagare in profondità.


Voglio concludere in quanto membro del Direttivo FAIP e suo portavoce, invitando le organizzazioni di Psicologi e AltraPsicologia, che ringraziamo per ospitare queste righe, a mostrare la stessa lungimiranza che, in un recente passato, seppero avere i medici nei confronti della nascente professione di psicologo.


spero con questo di precisare quali sono identità e confini di questa professione :)

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