martedì 29 maggio 2012

Erich Fromm




E' necessario lasciarsi disorientare,
accettare il conflitto e le tensioni,
rinascere ogni giorno e sapersi ascoltare.

Erich Fromm

lunedì 28 maggio 2012

La preghiera della Gestalt

Io sono io. Tu sei tu.
Io non sono al mondo per soddisfare le tue aspettative.
Tu non sei al mondo per soddisfare le mie aspettative.
Io faccio la mia cosa. Tu fai la tua cosa.
Se ci incontreremo sarà bellissimo;
altrimenti non ci sarà stato niente da fare.


Fritz Perls


quando abbiamo a che fare con persone che non ci piacciono per un qualche motivo
oppure
che ci mettono i bastoni tra le ruote
oppure
che ci creano disagio
o comunque
ci trasmettono/suscitano in noi
sensazioni negative

possiamo agire in molti modi, ma soprattutto possiamo decidere di

1) Continuare a frequentarle, in tutta onestà, con la consapevolezza di fare una sorta di "percorso" interiore.

2) Andare per la nostra strada e frequentare altra gente.

E' semplice.

Non ci sono scelte giuste o sbagliate se seguiamo il nostro sentire.
Se ascoltiamo noi stessi sappiamo cosa è giusto per noi in un determinato momento della vita.
Onesta-mente.

lunedì 14 maggio 2012

ansia,attacchi di panico e counseling a mediazione corporea

E' possibile affrontare gli attacchi di panico attraverso il counseling a mediazione corporea
Riporto un interessante articolo su
attacchi di panico: cosa fare e cosa evitare quando si presentano
dal sito
www.switch-yourself.com/benessere/attacchi-di-panico/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=attacchi-di-panico

Piccole azioni da attuare e altre da evitare dinnanzi ad attacchi di panico.

Il mio interesse nei confronti degli attacchi di panico mi porta a parlarne nuovamente, perciò dopo il post Gli attacchi di panico descritti nel corso della storia, eccomi ad approfondire questo aspetto che limita fortemente la vita di molte persone, ma che in qualche modo vuole rivelare la “vera natura” di queste ultime e la giusta strada da prendere.

Un segnale forte che arriva direttamente da zone profonde della mente (subconscio ed inconscio) atto a ricordarti che molto probabilmente la vita che stai vivendo non ti calza a pennello, e che è arrivato il momento di attivarti, cambiare qualcosa e migliorare te stesso.



ATTACCHI DI PANICO: COSA FARE!

Ecco alcuni piccoli accorgimenti da effettuare nel caso dell’arrivo di un attacco di panico:

Cedi e ripeti più volte: “Fai di me ciò che vuoi”. Non serve a nulla resistere agli attacchi di panico, è utile invece cedere lasciandoti andare completamente. E’ il modo migliore per ridimensionarli e vederli scomparire al più presto.
Abbandona il luogo in cui la crisi si è manifestata. Quando senti che la crisi si sta dissolvendo, allontanati per un po’ dal luogo in cui è esploso l’attacco. Se la cosa è materialmente impossibile (se, per esempio, ti trovi in auto in mezzo alla colonna), cerca comunque di estraniarti mentalmente dalla scena e di pensare ad altro.
Cerca la comodità. Nel momento in cui esplodono gli attacchi di panico, è fondamentale mettersi comodi: se indossi una cravatta, una sciarpa o un foulard, allenta la costrizione al collo e slaccia gli indumenti stretti, togli scarpe e cappello (se lo indossi). Più sei comodo, leggero e libero, più velocemente la crisi svanirà.
Ti serve più aria! Spesso gli attacchi di panico si presentano con una sensazione di soffocamento, soprattutto se la crisi avviene in un luogo chiuso. Per questo, nel momento in cui ti senti male, cerca sempre di respirare aria fresca aprendo una finestra o, se sei all’aperto in pieno sole, cerca una zona d’ombra.
Affidati a chi ti è vicino: quando gli attacchi di panico si manifestano in presenza di altre persone, non aver paura di chiedere conforto. E se sei da solo, telefona ad una persona amica e parla di quello che ti sta accadendo.
Trova il contatto: per far allontanare più rapidamente una crisi, è importante anche sentirsi fisicamente sostenuti e accolti. Se qualcuno è vicino a te durante l’attacco, cerca l’abbraccio, lasciati avvolgere dal calore del contatto: così inneschi dei meccanismi di autoguarigione immediati.
Concentrati sulle sensazioni fisiche: gli attacchi di panico nascono spesso dall’accumulo di pensieri ossessivi, per questo durante la crisi (ma anche prima se si manifestano le avvisaglie) è utile “staccare la testa” e concentrarsi totalmente sulle sensazioni fisiche, gli odori, le impressioni tattili, le voci, i suoni… così la mente si distrae e il panico svanisce.
Grida e gesticola: Proprio come fanno i bambini (c’è sempre da imparare da loro) quando vogliono allontanare incubi e paure, quando la crisi è al culmine non trattenerti, ma lascia uscire allo scoperto le sensazioni. Urla, gesticola, salta, batti i piedi… in questo modo scarichi le tensioni e diluisci i sintomi.

ATTACCHI DI PANICO: COSA NON FARE!

Ecco, invece, le cose da non fare al fronte di un attacco di panico:

Resistere all’attacco di panico: se ti opponi alla crisi, l’unico risultato che otterrai è quello di amplificarne i sintomi. Per questo, quando il panico arriva, fagli strada, crolla, cedi, molla la presa! Lasciali tutto lo spazio che vuole prendersi, e se ne andrà naturalmente.
Fingere che non stia accadendo nulla: negare che la crisi sia in atto non è il modo giusto per affrontarla. Più tu neghi di stare male e più ti riempi di ansia, di paura: inizierai a respirare sempre peggio, il cuore batterà a ritmo ancora più incalzante. Accetta serenamente quello che sta accadendo e calati nell’evento: essere totalmente presenti a se stessi è il modo migliore per vivere e superare il panico.
Respirare in maniera concitata: il panico in molti casi scatena la “fame d’aria”, ma non è accelerando il ritmo respiratorio che puoi risolvere il sintomo. Così facendo, infatti, mandi il sangue in alcalosi, una situazione che peggiora tutto il quadro clinico.
Bere o mangiare: spesso il panico si manifesta anche con sintomi gastrici, quali nausea, mal di pancia, gonfiore addominale, Per questo, durante la crisi, è meglio non cercare conforto in cibi o bevande, che rischiano di complicare ulteriormente il quadro sintomatologico dell’attacco.
Assumere tranquillanti: è la cosa peggiore che tu possa fare . Gli ansiolitici risolvono il problema al momento, ma quando il loro effetto svanisce, la situazione torna come prima. Ricorda che gli attacchi di panico sono il sintomo di qualcosa che non va nella tua esistenza, è un campanello d’allarme che ti dice che non stai vivendo in modo conforme alle tue vere aspettative: se lo zittisci con una pastiglia, non lo affronti. E il panico puntualmente ritornerà.

DALLE PICCOLE AZIONI…

Ho descritto piccole azioni da fare ed altre da evitare dinnanzi ad attacchi di panico, sicuramente da sole non riusciranno ad eliminare questo “disturbo” ma gettano una buona base su come affrontarlo.
Molte persone inizialmente trovandosi di fronte a questa “tempesta psichica” (passatemi il termine), utilizzano subito tranquillanti pensando che possano risolvere il problema, in realtà è necessario compiere un lavoro su se stessi, intraprendendo ad esempio un cammino di psicoterapia e nel frattempo facendo tesoro di questi consigli che possono tornare utili al momento giusto.

Conosco persone che, grazie ad attacchi di panico che li perseguitavano, ed affrontandoli in maniera corretta, hanno potuto capire meglio se stessi e la loro vera “natura”, trasformando la loro vita in un’esperienza stupenda.

Se anche tu conosci personalmente il panico… perché non dovresti fare lo stesso?




Rivediamo insieme alcuni passi dell'articolo.Saranno riportati in corsivo.

Un segnale forte che arriva direttamente da zone profonde della mente (subconscio ed inconscio) atto a ricordarti che molto probabilmente la vita che stai vivendo non ti calza a pennello, e che è arrivato il momento di attivarti, cambiare qualcosa e migliorare te stesso.


e se guardassimo agli attacchi di panico come a degli "amici", campanelli d'allarme volti a indicare che qualcosa nella nostra vita non va?
Cosa potremmo fare per vivere serena-mente?
L'articolo afferma :


Concentrati sulle sensazioni fisiche: gli attacchi di panico nascono spesso dall’accumulo di pensieri ossessivi, per questo durante la crisi (ma anche prima se si manifestano le avvisaglie) è utile “staccare la testa” e concentrarsi totalmente sulle sensazioni fisiche, gli odori, le impressioni tattili, le voci, i suoni… così la mente si distrae e il panico svanisce.

staccare la testa...più facile a dirsi che a farsi. Occorre imparare prima a "staccare la testa", alquanto difficile per molte persone riuscire a farlo in quei momenti così angoscianti.
Attraverso le tecniche del counseling a mediazione corporea impareremo a "staccare la testa" , a fare vuoto mentale partendo dall'ascolto e dall'osservazione del corpo e dei pensieri che accumulati dentro posso generare ansia e portare ad avere gli attacchi.





questa posizione è presente sia nello yoga (savasana) che nelle meditazioni attive come stadio finale (let go).
Attraverso al rilassamento del corpo si giunge al rilassamento della mente.

inoltre:

Grida e gesticola: Proprio come fanno i bambini (c’è sempre da imparare da loro) quando vogliono allontanare incubi e paure, quando la crisi è al culmine non trattenerti, ma lascia uscire allo scoperto le sensazioni. Urla, gesticola, salta, batti i piedi… in questo modo scarichi le tensioni e diluisci i sintomi.


La foto, che rappresenta uno stadio della meditazione kundalini, rispecchia esattamente le parole sopra. E' interessante notare che
le tecniche di meditazione attiva prevedono proprio questo in alcuni stadi: determinati movimenti del corpo aiutano a tirare fuori i pensieri negativi, le emozioni represse evitando così la loro cristallizzazione.




tirare fuori tutto...

In questo modo il vuoto mentale si creerà naturalmente.
E' difficile crearlo attraverso il controllo della mente.Il controllo potrebbe essere solo momentaneo,si rischierebbe di accumulare dentro pensieri,emozioni per poi implodere o peggio si rischierebbe di somatizzare.

tornando all'articolo infatti

le cose da non fare al fronte di un attacco di panico:

Resistere all’attacco di panico: se ti opponi alla crisi, l’unico risultato che otterrai è quello di amplificarne i sintomi. Per questo, quando il panico arriva, fagli strada, crolla, cedi, molla la presa! Lasciali tutto lo spazio che vuole prendersi, e se ne andrà naturalmente


L'ideale sarebbe tirar fuori tutto in un ambiente protetto, in presenza di persona che abbia già attraversato questo percorso e che sia quindi preparata a sostenere eventuali catarsi, come un counselor a mediazione corporea che sostiene attraverso le sessioni di lavoro sul corpo e ascolta la ri-elaborazione delle sensazioni emerse, nel qui ed ora.



Tra le cose da non fare viene suggerito di non

Assumere tranquillanti


Non mi compete affrontare questo argomento, ma voglio sottolineare che ovviamente la combinazione di tranquillanti e counseling a mediazione corporea è sconsigliata.

Se cambi il tuo atteggiamento verso le cose, finisci per cambiare le cose.

Emil Cioran







domenica 13 maggio 2012

sul counseling








Il termine counseling (o counselling) deriva dal latino consulere che può essere tradotto con "venire in aiuto","consigliarsi". Dall'inglese to counsel assume il medesimo significato.
Tuttavia la traduzione in italiano lo denuda della sua vera natura attribuendogli un significato che non gli appartiene.
In lingua italiana la parola counselor viene tradotta come consigliere.
Da questa errata trasposizione ne nasce una controversia che impedisce di cogliere la vera natura del counseling intesa come "relazione d'aiuto".
Il counselor non consiglia ma guida e sostiene il cliente in momenti di crisi con empatia, con rispetto. Sarà il cliente stesso a trovare l'interruttore che gli permetterà di accendere la sua luce interiore, di guardare alle cose con uno sguardo differente, intriso da quella consapevolezza che nasce dall'Interno e che nessun altro può donare, permettendogli di compiere in autonomia una scelta responsabile.

Come afferma Franco Nanetti in Counseling ad orientamento umanistico esistenziale :

Il counseling [...] é un processo dialogico attivo, caratterizzato su principi di empatia, autenticità,congruenza, tra un counselor e un cliente ( o più clienti in caso di counseling di coppia, familiare o di gruppo) che si trova in difficoltà e che porta implicitamente o esplicitamente una domanda di cambiamento.

p. 75


leggendo queste parole di José Saramago (La Caverna) mi è sembrato di ritrovare in esse il sunto di quello che un counselor non dovrebbe fare :

Autoritarie, paralizzanti, circolari, a volte ellittiche, le frasi a effetto, dette anche scherzosamente briciole d'oro. Sono una piaga maligna, tra le peggiori che hanno infestato il mondo. Diciamo ai confusi "Conosci te stesso", come se conoscere se stessi non fosse la quinta e più difficile delle operazioni aritmetiche umane; diciamo agli abulici "Volere è potere", come se le realtà bestiali del mondo non si divertissero a invertire tutti i giorni la posizione relativa dei verbi; diciamo agli indecisi "Comincia dal principio", come se quel principio fosse il capo sempre visibile di un filo male arrotolato che bastasse tirare e continuare a tirare per giungere all'altro capo, quello della fine, e poi, tra il primo e il secondo, avessimo tra le mani una linea retta e continua dove non c'era stato bisogno di sciogliere nodi, né di districare strozzature, cosa impossibile che accada nella vita dei gomitoli e, se ci è consentita un'altra frase ad effetto, nei gomitoli della vita.

giovedì 10 maggio 2012

principali differenze tra psicologo psicoterapeuta e counselor



Ecco le principali differenze tra psicologo, psicoterapeuta e counselor.
Approfondiamo due punti in particolare:

RICONOSCIMENTO LEGALE

Se le prime due sono professioni riconosciute, la terza è una professione in via di riconoscimento.L'argomento è attualissimo, se ne parla proprio in questi giorni.

Il testo di legge sul riconoscimento delle associazioni professionali di categoria e le professioni così dette non regolamentate è stato approvato dalla Camera. Unici voti contrari: Idv e Lega.
Ora il testo verrà presentato al Senato.

TITOLO DI STUDIO

Sia lo psicologo che lo psicoterapeuta sono necessariamente laureati.Nel caso dello psicoterapeuta occorre una specializzazione.
Il counselor non deve essere necessariamente laureato, ma deve aver frequentato :

o una scuola triennale di counseling
o una scuola biennale di counseling con monte ore equipollente al monte ore della scuola triennale.

martedì 8 maggio 2012

leviamo le maschere :)

Patch Adam


Questo dialogo, trovato in rete, è tratto dal film Patch Adam.
Sebbene non riguardi il counselling é molto toccante per quel che riguarda il concetto di cura.


Adam: "Signore, può definire la parola cura?"
Giudice: "Certo.. definiamo cura l’attenzione data ad un paziente che richiede un intervento medico. Lei ha pazienti in cura signor Adam?"
Adam: "Io convivo con numerose persone che vanno e vengono liberamente alle quali offro il mio modesto aiuto."
Giudice: "Signor Adam, ammette o non ammette di prestare cure a pazienti nel suo ranch?"
Adam: "Chiunque venga al mio ranch è un paziente, si.
E qualunque persona venga al ranch è anche un medico.
Ogni persona che venga al ranch e necessiti di un aiuto fisico o mentale in qualunque forma è un paziente, ma nello stesso tempo, ogni persona che venga al ranch e si incarichi di prendersi cura degli altri che sia cucinare per loro, lavarli o anche semplicemente ascoltarli, ecco che diventa un medico. Uso il termine in senso lato signori, ma un medico non è qualcuno che aiuta qualcun altro? Quando il termine medico ha preso un eccezione referenziale? A che punto della storia un medico è diventato più di un fidato e dotto amico che visitava e curava gli infermi? Voi mi chiedete se esercito la medicina..se questo significa aprire la porta a chi ha bisogno, a chi è sofferente.. accudirlo, ascoltarlo e mettergli un panno freddo in fronte, finché la febbre non si abbassa, se è questo fare il medico, se è questo curare un paziente allora mi dichiaro colpevole signori."
Giudice: "Ha considerato le implicazioni del suo modo di agire?Se uno dei suoi pazienti morisse?"
Adam: "Che cos’ha la morte che non va? Di cosa abbiamo così mortalmente paura? Perché non trattare la morte con un po’ di umanità e dignità e decenza e dio non voglia perfino di umorismo. Signori il vero nemico non è la morte. Vogliamo combattere le malattie? Combattiamo la più terribile di tutte..l’indifferenza. nelle vostre aule ho assistito a disquisizioni sul transfert e la distanza professionale. Il transfert è inevitabile signore. Ogni essere umano ha un impatto su di un altro. Perché vogliamo evitarlo in un rapporto paziente medico? È sbagliato quello che insegnate nelle vostre lezioni, la missione di un medico non deve essere solo prevenire la morte ma anche migliorare la qualità della vita. Ecco perché se si cura una malattia o si vince o si perde.. se si cura una persona vi garantisco che in quel caso si vince qualunque esito abbia la terapia. Qui vedo oggi un’aula piena di studenti di medicina. Non lasciatevi anestetizzare, non lasciatevi intorpidire di fronte al miracolo della vita. Vivete sempre con stupore il meraviglioso meccanismo del corpo umano. Questo deve essere il fulcro dei vostri studi e non la caccia ai voti che non vi daranno alcuna idea di che tipo di medico potrete diventare. E non aspettate di essere in corsia per acquistare la vostra umanità, sviluppate subito la capacità di comunicare. Parlate con gli estranei, con gli amici, con chi sbaglia numero.. con chi vi capita! E coltivate l’amicizia di quelle stupende persone che vedete in fondo all’aula, infermiere che possono insegnarvi, stando con la gente tutti i giorni, tra sangue e merda e hanno un patrimonio di conoscenza da dividere con voi e così fate con quei professori che non sono morti dal cuore in su. Condividete la passione che hanno, fatevi contagiare, signore io voglio fare il medico con tutto il mio cuore! Io volevo diventare medico per assistere il mio prossimo.. e per questo motivo ho perso tutto..però così ho anche guadagnato tutto: ho condiviso le vite dei pazienti e del personale dell’ospedale. Abbiamo riso insieme e pianto insieme. Questo è ciò che voglio fare nella mia vita. E Dio mi sia testimone comunque decidiate oggi guarderò ancora con fiducia al mio scopo, diventare il miglior medico che il mondo abbia mai visto. Voi avete la facoltà di impedire che io mi laurei, potete impedirmi di ottenere il titolo, il camice bianco. Ma non potete controllare il mio spirito, non potete impedirmi di apprendere, non potete impedirmi di studiare…."

lunedì 7 maggio 2012

Perchè rivolgersi ad un counselor


Il counselor è un professionista della relazione d'aiuto il cui compito è quello di accogliere, ascoltare e sostenere l'altro.
Nello specifico si rivolge a:

chi sta abbastanza male da rendersi conto di avere bisogno di un aiuto, ma sta ancora abbastanza bene da potersi impegnare in prima persona per risolvere i propri problemi * creaitalia.it

Secondo l'OMS, l'Organizzazione mondiale della sanità
Il Counseling è un processo che, attraverso il dialogo e l'interazione, aiuta le persone a risolvere e gestire problemi e a prendere decisioni; esso coinvolge un"cliente" ed un "counselor". Il primo è un soggetto che sente il bisogno di essere aiutato, il secondo è una persona esperta, imparziale, non legata al cliente, formata all'ascolto, al supporto ed alla guida.

Riassumento, può rivolgersi ad un counselor chiunque :

- attraversando un periodo di transizione della propria vita si trovi a cambiare lavoro, scuola,prendere una decisione
- vive una separazione, un lutto
-vuole migliorare le sue relazioni
-vuole riprendere in mano le redini della propria vita

agendo nel qui ed ora poichè

Il counselor non è :
uno psicologo
uno psicoterapeuta
un consulente
genericamente non usa mai il prefisso psico se non acquisito per competenza
[...]

L'intervento di counseling può essere definito come la possibilità di offrire un orientamento o un sostegno a singoli individui o a gruppi, favorendo lo sviluppo e l'utilizzazione delle potenzialità del cliente. * sicoitalia.it


per informazioni sarabenegiamo@libero.it counseling integrato da tecniche corporee