mercoledì 19 dicembre 2012

La regolamentazione delle associazioni professionali è legge

PROFESSIONI: Il DDL Associazioni Professionali è legge dello Stato Lupoi: “Garantita l’utenza e dato dignità e status a 3milioni di professionisti” La regolamentazione delle associazioni professionali è legge. Questo pomeriggio la X Commissione Attività Produttive della Camera dei deputati ha approvato in sede legislativa la legge che regolamenta le associazioni delle professioni non organizzate con ordini o collegi (AC 1934-B). “Il CoLAP con il suo popolo, quello degli Stati generali del 2004 e del 2006, di Competere del 2010, e soprattutto quello di Plus Italia dello scorso ottobre, ha vinto! – è il primo commento a caldo del Presidente Lupoi, alla guida del Coordinamento sin dalla sua costituzione nel 1999. “Oggi – prosegue Lupoi- il Parlamento Italiano si è reso protagonista di una pagina importante nella storia delle professioni italiane, perché l’approvazione di questa legge rivoluziona il sistema rendendolo più moderno, efficace e competitivo.” “Con questo provvedimento si è garantita l’utenza e dato dignità e status ad oltre tre milioni di professionisti – sottolinea il Presidente del CoLAP – riconoscendo per legge il sistema duale delle professioni composto da ordini ed associazioni”. “La legge - spiega Lupoi - affida alle libere associazioni professionali, organizzazioni a carattere privatistico ed adesione volontaria, senza alcun vincolo di rappresentanza esclusiva, il compito di valorizzare le competenze dei professionisti ad esse iscritte, attraverso il rilascio di un attestazione di qualificazione professionale che agevola la scelta e la tutela del cittadino/utente”. “Un nostro personale e sentito ringraziamento va al lavoro portato avanti in tutta questa legislatura dai parlamentari coinvolti che, con serietà e competenza, hanno difeso fino all’ultimo questa legge dagli attacchi dalla potente lobby degli ordini professionali e dai numerosi tentativi posti in essere per affossarla”. “Da domani occorrerà iniziare a immaginare un nuovo CoLAP – conclude Lupoi. Con questa legge, infatti, le associazioni divengono i più importanti organismi di tutela nei confronti dell’utenza e di conseguenza occorre puntare alla diffusione di standard qualitativi sempre più elevati. Sarà, inoltre, compito del nuovo CoLAP vigilare che soltanto le associazioni davvero in grado di rispondere ai requisiti richiesti dalla legge siano inserite nell’elenco del Ministero dello Sviluppo Economico e che tutto sia fatto con correttezza, trasparenza e veridicità.” Fonte http://www.colap.it/comunicati_item.asp?id=173

venerdì 9 novembre 2012

Buone notizie per i counsellor!

La Commissione Attività Produttive del Senato licenzia finalmente una riforma che mette l'Italia al passo con l'Europa. Si è tenuta ieri, 6 novembre, la seduta decisiva della X Commissione del Senato per il riconoscimento delle libere associazioni professionali non organizzate in ordini o collegi (a.s 3270). La notizia dell’approvazione è stata divulgata intorno alle 17.00 da Sicool e CoLAP (ed accolta subito, con soddisfazione, anche da noi del Cortivo): ora il provvedimento passa alla valutazione della Camera; i tre emendamenti richiesti, in ogni caso, non sono tali da stravolgere la logica della riforma. Le innovazioni previste dal disegno di legge promuoveranno la definizione di standard qualitativi certi per le libere professioni e l’adozione di un codice di consumo; le associazioni dovranno poi prevedere sanzioni e regole a tutela non solo dei professionisti, ma anche dei clienti e degli utenti dei singoli servizi. Formazione continua, conformità alle leggi, correttezza nei confronti della clientela, rispetto delle regole deontologiche stabilite, ampliamento delle specializzazioni e delle offerte professionali: questi alcuni dei temi più importanti affrontati da disposizioni che avvicinano finalmente, anche in questo campo, l’Italia all’Europa, perché recepiscono normative già in vigore in gran parte della UE. La nuova legge permetterà anche di fare chiarezza, una volta per tutte, anche sulla differenza tra libere associazioni e tra albi professionali: le prime, infatti, non potranno consentire ai propri associati di operare in ambiti riservati per legge a professionisti iscritti all’albo (un counselor, insomma, potrà esercitare la propria professione nei limiti stabiliti dalla sua associazione e non potrà in alcun modo sostituirsi ad uno psicologo o ad uno psicoterapeuta). Cosa aspetti quindi ad iscriverti ai corsi counseling ? fonte http://www.comunicati-stampa.ws/2012/11/08/117790

giovedì 13 settembre 2012

Pausa BenEssere

Cos'è pausa BenEssere?

E' una pausa dal solito tran tran della vita quotidiana, uno spazio da dedicare solo a te stesso/a, una volta a settimana.

Incontro dopo incontro permetteremo alla nostra parte giocosa e bambina di esprimersi nel qui ed ora, contatteremo quel luogo di silenzio e pace che è dentro ognuno di noi, spesso offuscato da pensieri e preoccupazioni, ma bisognoso di essere messo in luce.
Ciò avverrà "giocando" attraverso tecniche di meditazione e rilassamento, accompagnati da musiche apposite.
In questo modo il FARE eccessivamente veloce che caratterizza la nostra società sarà sostituito dall'AZIONE consapevole (qui rappresentata dalle tecniche). Da questa diversa dimensione di agire,sarà possibile scivolare dolcemente in uno spazio di non-fare dove può nascere il silenzio e la meditazione può accadere.

Alla fine di ogni percorso pomeridiano seguirà, una condivisione spontanea durante la quale sarà possibile esprimersi verbalmente,nel qui ed ora, in uno spazio di accoglienza e non-giudizio.

Alcune delle nostre parole chiave saranno : gioco, respiro, meditazione, danza,silenzio,musica, celebrazione, empatia,non giudizio,spontaneità,libertà d'espressione,condivisione... :-)

"Anch’io cercavo un rifugio, ma sentivo che non poteva essere nei libri, in un paese o in un tempo fittizio. Alla fine dei conti doveva essere qualcosa dentro di me, qualcosa che non era né orientale né occidentale, ma qualcosa che è di tutti. "
Tiziano Terzani


Gli incontri si terranno a Cutrofiano presso il N.Osho Center e saranno guidati da Chandana Sara Benegiamo, counsellor e mediazione corporea.
Per informazioni e adesioni inviare una mail a premchandana@libero.it

lunedì 10 settembre 2012

MeditiAMO insieme


Anch’io cercavo un rifugio, ma sentivo che non poteva essere nei libri, in un paese o in un tempo fittizio. Alla fine dei conti doveva essere qualcosa dentro di me, qualcosa che non era né orientale né occidentale, ma qualcosa che è di tutti.


Tiziano Terzani

Ci siamo :)

Un pomeriggio a settimana, a partire da ottobre, c'incontreremo per "giocare" insieme.
Sperimenteremo, di volta in volta, una tecnica di meditazione diversa, in un ambiente protetto e lontani, per circa un'ora e un quarto, dal solito tran tran quotidiano.
In uno spazio di gioco ,ben-essere e non giudizio avremo la possibilità di sperimentare noi stessi nel qui ed ora,

Dove? A Cutrofiano (Lecce) presso il N.Osho Center.


Il giorno sarà definito a breve, cercando di conciliare le diverse esigenze.
Prossimamente i dettagli.


Medita come se fosse un gioco, non come se fosse una cosa seria. Quando entri nella sala di meditazione, lascia alla porta il tuo viso serio. Fai che la meditazione sia un divertimento.

Osho


lunedì 3 settembre 2012

Una serata di meditazione insieme

Carissimi,

siamo lieti d'invitarvi alla serata meditazione e autoindagine come strumenti del cammino spirituale che si terrà il 9 settembre presso il N.Osho Center a Cutrofiano.

Trascorreremo insieme un paio d'ore,dalle 18.00 alle 20.00 circa, guidati da Swami Chidvilas che c'introdurrà a due preziosi strumenti per la crescita interiore, meditazione e autoindagine.
Inoltre, nel corso della serata,sperimenteremo insieme una meditazione non catartica.

Per partecipare occorre prenotare entro l'8 settembre contattando uno dei due numeri di telefono presenti nel volantino oppure scrivendo una mail a premchandana@libero.it

Con la serata riapriranno, dopo la pausa estiva, le attività del N.Osho Center, e sarà possibile dare le adesioni per il nuovo gruppo di meditazione che andrà a formarsi e che sarà seguito da Chandana Sara Benegiamo, Gestalt Counsellor.

Chi è Chidvilas?

Sw. Chidvilas ha viaggiato in India per molti anni, vivendo con mistici Induisti e Sufi condividendo il loro anelito e adottando la loro vita, per poi fermarsi con il maestro indiano Goekaji dal quale ha appreso la tecnica fino ad allora segreta: il Vipassana della tradizione buddista Burmese.

Dopo avere vissuto per diversi anni da Sadu (monaco errante nella tradizione hindu) ha incontrato nel ‘75 il Maestro Osho allora chiamato Bhagwan Rajneesh.

Nel ’76 riceve da Osho l’insegnamento per sviluppare le sue doti di guaritore. Resta per molti anni nell’ashram di Pune condividendo le sue esperienze nella meditazione e nella guarigione dando nascita al metodo chiamato Osho Prana Healing®. Quegli anni sono dedicati alla divulgazione dell’Osho Prana Healing in India, negli Stati Uniti e in Europa.

Prosegue nell’insegnamento per molti anni dopo che il maestro lascia il corpo.
La sua passione per la verità lo porta a conoscere diversi maestri Risvegliati, fino al completare il suo cammino di ricerca.

Adesso condivide la perla più preziosa della sua vita, il risveglio alla Realtà.


Vi aspettiamo :)


mercoledì 29 agosto 2012

Sulla crisi...

Vorrei condividere con voi queste parole di Albert Einstein.

Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.
La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi.
La creatività nasce dall'angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura.
È nella crisi che sorge l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie.
Chi supera la crisi supera se stesso senza essere "Superato".
Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e da più valore ai problemi che alle soluzioni.
La vera crisi, è la crisi delle'incompetenza.
L'inconveniente delle persone e delle Nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie d'uscita.
Senza la crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia.
Senza crisi non c'è merito.
È nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lieve brezze.
Parlare di crisi significa incrementarla e tacere nella crisi è esaltare il conformismo, invece, lavoriamo duro.
Finiamola una volta per tutte con l'unica crisi pericolosa,
che è la tragedia di non voler lottare per superarla.


Cosa ne pensate?



Albert Einstein

giovedì 9 agosto 2012

L'io/tu di Martin Buber

Quando andiamo per una strada e incontriamo un uomo che ci è venuto incontro e che andava anche lui per quella strada, conosciamo solo il nostro tratto di strada, non il suo; del suo infatti veniamo a conoscenza solo nell’incontro.
Del compiuto processo di relazione conosciamo, per averlo vissuto, il cammino che abbiamo percorso, il nostro tratto di strada. Il resto ci accade, non lo sappiamo. Ci accade nell’incontro. Se ne parliamo come di un qualcosa che è al di là dell’incontro, ne restiamo feriti.
Ciò di cui dobbiamo occuparci, ciò di cui dobbiamo preoccuparci non è l’altra parte, ma la nostra; non è la grazia, ma la volontà. La grazia ci guarda nel momento in cui andiamo verso di lei e ne attendiamo la presenza; ma non è il nostro oggetto.
Il tu viene incontro. Ma sono io che nella relazione immediata gli vado incontro. Così la relazione è essere scelti e scegliere, patire e agire insieme. L’accesso alla relazione non si può insegnare con prescrizioni. Si può solo indicare, tracciando un cerchio che escluda tutto ciò che non lo è.
L’io è indispensabile in ogni relazione, anche in quella più alta, dal momento che essa può avvenire solo tra l’io e il tu. Non si tratta di rinunciare all’io, ma a quel falso istinto di autoaffermazione per cui l’uomo cerca rifugio nel possesso delle cose quando si trova dinanzi all’incerto, evanescente, instabile, invisibile, pericoloso mondo della relazione.

lunedì 30 luglio 2012

Identità e confini del counselling di Pierluigi Lattuada


Navigando tra i blog, mi sono imbattuta nel blog laviadelsè.Mi ha subito colpita un post dal titolo: Counselor, identità e confini.
Preseguendo nella lettura, nel blog viene riportato un documento sulla professione del counselling, scritto dal dottor Pierluigi Lattuada, membro direttivo del FAIP, federazione delle associazioni italiane di psicoterapia.

Eccolo :

“Sono i soldi che fanno la guerra”, dicono i francesi; ma “non di solo pane vive l’uomo”, ammoniscono le sacre scritture.

La storia dell’umanità si è svolta e ancora si svolge lungo le linee tracciate dal confronto e più spesso dallo scontro tra le due polarità racchiuse nella frase precedente.


La Psicologia con Maslow legge questo processo dinamico in un’ottica evolutiva suggerendo che la lotta per la soddisfazione dei bisogni carenziali cessa con la loro gratificazione.


Solo allora la coscienza si apre all’esplorazione dei bisogni di ordine transpersonale, connessi al pieno compimento di Sé.


Una certa antropologia, con Maria Gimbutas e Riane Eisler individua il conflitto nella lotta per la supremazia tra una cultura del dominio maschile e competitiva e una cultura della condivisone che si espresse in un remoto passato sotto l‘egida del potere femminile della Dea Madre e ora giace scordata e sconfitta da millenni di potere maschile.


I politici, tirando per la giacca ora l’una ora l’altra delle due weltanschauung, saccheggiandone spesso inconsapevolmente i contenuti, tendono ad appropriarsi dei loro valori migliori asservendoli ai loro interessi di partito.


I filosofi della scienza si sbracciano a ricordarci che è in corso un cambiamento di paradigma per il quale metodi quali la misurazione, la ripetibilità e la verificabilità stanno stretti al nuovo mondo emergente dalle indagini della fisica delle particelle, della nuova biologia e della ricerca sugli stati della coscienza.


Gli economisti sono divisi sul da farsi ma concordi nel delineare una crisi planetaria senza precedenti. Non conosciamo a sufficienza di economia per parlarne ma appare evidente che stiamo assistendo a un vecchio che sta morendo e a un nuovo che sta cercando di emergere; si pensi alla green economy, alla finanza etica, agli eco-villaggi, ai forum internazionali sull’eco-sostenibilità, alle organizzazioni per un commercio equo e solidale o alla recente svolta ecologica della Cina.


In questo contesto si colloca l’emergenza della figura del Counselor e la lotta senza quartiere che certi settori del mondo psicologico stanno portando avanti contro di essa.


La FAIP, Federazione delle Associazioni Italiane di Psicoterapia, in disaccordo con questa linea, ha accolto e sostenuto fin dagli inizi l’affermarsi della professione del Counselor come autonoma rispetto alla psicologia, alla psicoterapia e alla medicina, in quanto intravede in essa l’espressione di un nuovo che avanza e che va incoraggiato.


La storia della FAIP è trasparente e coerente fin dai suoi inizi quando, negli anni novanta si costituì per affermare la specificità della psicoterapia e sostenere tutti gli approcci psicoterapeutici indipendentemente dal fatto che richiedessero e/o ottenessero riconoscimenti ministeriali, per affermare il diritto a una psicoterapia autonoma e svincolata dalla medicina e dalla psicologia, per sostenere in seno all’EAP (European Association for Psychotherapy) il Certificato Europeo di Psicoterapia.


Oggi la FAIP tutela e associa diverse Scuole di Psicoterapia riconosciute dal MIUR e Centri di Ricerca in Psicoterapia, unitamente ad un cospicuo numero di Scuole di Counseling che si riconoscono in una visione sinergica e inclusiva, piuttosto che competitiva ed esclusiva, forte della consapevolezza che il nuovo paradigma emergente sappia fornire strumenti e metodi a un nuovo modello di sviluppo fondato sulla collaborazione e la fiducia reciproche piuttosto che sul conflitto e la diffidenza.


Il nuovo paradigma suggerisce percorsi per declinare il trascendimento e l’inclusione dei vecchi sistemi di pensiero antagonisti in un meta-sistema unitario e interconnesso antesignano di una cultura della condivisione e di una società ad alta sinergia in grado di dissolvere i conflitti nella comprensione e nel rispetto reciproci.


Il Counselor, libero da categorie nosografiche, set diagnostici e protocolli d’intervento, non vincolato alla rigidità di un setting strutturato né sottomesso ad una lettura biomedica della psiche, si configura come il soggetto di cui il nuovo paradigma e la nuova società hanno bisogno come l’aria.


Il Counselor non ha e non vuole avere le competenze dello Psicologo, non è interessato allo studio del cervello, né della statistica o delle teorie psicologiche, non ha nessuna motivazione all’utilizzo di test psicologici o all’interpretazione dei sogni. Il Counselor, ascolta, osserva, insegna a trovare le risposte dentro di sé, suggerisce nuove visioni, parla di sé e della propria esperienza, si fa conoscere, si occupa di persone non di casi, aiuta a dissolvere i conflitti riconoscendo in questi la risorsa, offrendo soluzioni creative anziché analizzare la personalità, o indagare i perché.

Il Counselor, nella sua formazione, si mette in gioco in prima persona, piange o urla, danza o respira, visualizza o esplora i suoi stati di coscienza, impara la padronanza emotiva e lo sviluppo delle potenzialità, l’utilizzo della creatività e la presenza a se stesso, l’ascolto attivo e l’empatia. Il Counselor accompagna, solidarizza, comprende, soffre con senza identificarsi, non ha paura di pronunciare parole come amore o compassione.


Il Counselor oltre che nel proprio studio, va per le strade, nei luoghi di aggregazione, valuta le attitudini personali, incoraggia alla responsabilità individuale e alla pianificazione strategica, educa alla legalità e al rispetto, all’intelligenza emotiva e allo sviluppo dell’intuizione; accompagna emergenze spirituali, offre sostegno e solidarietà, ascolto e cortesia a coloro che vivono difficoltà di qualsiasi natura (giovani disagiati, portatori di handicap, anziani, genitori in difficoltà, coppie separati, immigrati, adolescenti e bambini). Oppure ancora, il Counselor organizza corsi d’informazione/formazione per chiunque volesse imparare a utilizzare le proprie potenzialità e risvegliare le proprie qualità più elevate, umane o professionali, per chiunque voglia varcare le soglie dei propri limiti emotivi o mentali ed esplorare la ricchezza dei territori della coscienza.

Il Counselor sa o deve sapere di non essere medico o psicologo o psicoterapeuta o insegnante, sa o deve conoscere i propri limiti che non devono consentirgli di invadere aree per le quali non ha competenze, ma chiede rispetto e afferma il suo diritto a esistere come figura autonoma, consapevole della necessità che la modernità in crisi ha della sua eclettica e umana abilità.


Da parte nostra crediamo in tale necessità e suggeriamo agli psicologi di accogliere la sfida a rinnovarsi e a collaborare, certi che essi stessi avranno gradite sorprese da una sinergia con i Counselor. Basti pensare agli spazi che si aprono nella formazione e nella supervisione, così come della presa in carico in seconda battuta dell’utenza che dopo un iniziale approccio alla conoscenza di sé sentirà l’esigenza o la necessità di indagare in profondità.


Voglio concludere in quanto membro del Direttivo FAIP e suo portavoce, invitando le organizzazioni di Psicologi e AltraPsicologia, che ringraziamo per ospitare queste righe, a mostrare la stessa lungimiranza che, in un recente passato, seppero avere i medici nei confronti della nascente professione di psicologo.


spero con questo di precisare quali sono identità e confini di questa professione :)

martedì 17 luglio 2012

Meditazione e autoindagine come strumenti del cammino spirituale

Il tuo laboratorio in collaborazione con N.Osho Center presenta:


Meditazione e autoindagine come strumenti del cammino spirituale

Una serata con Chidvilas

Immersi nella quiete e nei profumi della campagna salentina, al calar del sole,trascorreremo dei momenti insieme, in ascolto, con la conduzione di Swami Chidvilas.



Swami Chidvilas ha dedicato la sua vita alla ricerca della Verità.
In uno dei suoi viaggi in India, nel '75 ha incontrato il maestro Osho. Sotto la sua guida ha creato un metodo di guarigione chiamato Osho Prana Healing.
Da più di 20 anni da' sessioni individuali e conduce gruppi e training di guarigione, meditazione e autoindagine in India, Europa.

L'incontro si terrà a Cutrofiano il 9 settembre presso il N.Osho Center, Via per Supersano.

Per informazioni e prenotazioni potete contattarmi qui :
premchandana@libero.it tel. 345.1340933
oppure potete contattare Ma Dhyan Nishanto (M.Viola) tel.334.8351990 del N.Osho Center

lunedì 16 luglio 2012

Il tuo laboratorio nomade

Benvenuti in questo spazio :D
Si tratta di un laboratorio nomade nel quale giocare ad auto-esplorarci attraverso strumenti differenti, ma legati da un medesimo filo conduttore, la conoscenza interiore.
Perchè nomade?
Al tuo laboratorio, specialmente in questa stagione, piace anche spostarsi, esplorare, andare incontro alle persone, vedere cosa c'è di nuovo.
Le varie iniziative troveranno casa in luoghi differenti sebbene la base sia presso il N.Osho Center a Cutrofiano che ci ospita.
Si chiama IL TUO LABORATORIO perchè è realmente tuo, tagliato su misura a seconda delle esigenze, delle persone.
Ma ricorda anche il titolo della mia tesi conclusiva del percorso di Gestalt Counselling.
Man mano questo spazio verrà arricchito, aggiornato, prenderà nuove forme,si evolverà.
Il tuo laboratorio è anche un contenitore, cosa c'è dentro?
Starà a te scoprirlo :D
Resta sintonizzato/a e ne vedrai delle belle :D




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sabato 30 giugno 2012

la nostra bussola interiore

Qualsiasi via è solo una via e non c'è nessun affronto a sè stessi o agli altri nell'abbandonarla se questo è ciò che il tuo cuore ti dice di fare.
Esamina ogni via con accuratezza e ponderazione.
Provala tutte le volte che lo ritieni necessario.
Quindi poni a te stesso, A TE,soltanto una domanda :
"Questa via ha un cuore?"
Se lo ha, la via è buona.
Se non lo ha, non serve a niente.


Carlos Castaneda

Tutti abbiamo una bussola interiore che può permetterci di districarci lungo le strade della vita e percorrerle serenaMente.
Questa bussola è il cuore.
ImpariAmo a centrarci su di essa e ad affidarci alla sua guida.

Non sempre è semplice,può capitare che la voce della mente si sovrapponga a quella del cuore dandoci la sensazione di essere disorientati, facendoci scambiare le due voci.
Ma noi possiamo permetterci di ascoltare quello che il cuore ha da dirci.
La nostra bussola interiore , se ascoltata e

seguita, non fallisce mai.

mercoledì 13 giugno 2012

qualcuno con cui parlare

A volte abbiamo voglia di parlare, ma sembra che nessuno ci ascolti veramente.
A volte la voglia diventa un bisogno vero e proprio perchè stiamo attraversando una fase delicata e tutti sembrano andare troppo di fretta per fermarsi ad ascoltarci.

E rimaniamo soli con noi stessi, chiusi nel nostro mondo personale, con le nostre parole in sospeso.

"Che faccio?", "Con chi parlo?","Non mi ascolta nessuno","Nessuno ha tempo per me"...

E' in questi casi che , invece di riversare tutto dentro, si può scegliere di parlare con un counselor ed essere così finalmente ascoltati e sostenuti.
A volte basta poco...soltanto una scelta...

venerdì 8 giugno 2012

La gioia e il dolore

La vostra gioia
é il vostro dolore senza maschera.
E quella stessa fonte
da cui sgorga il vostro riso
é stata molte volte
colma delle vostre lacrime.
Quanto più in fondo vi scava il dolore
tanta più gioia voi potrete contenere.
Il legno del liuto
che accarezza il vostro spirito
non é forse scavato dal coltello?
Quando siete contenti
guardate in fondo al cuore
e troverete che soltanto
ciò che vi ha dato dolore
vi dona la gioia.
Alcuni dicono :
"La gioia é più grande del dolore"
e altri :"Il dolore è più grande"
in realtà sono inseparabili.
Essi giungono insieme
e quando una si siede con voi
alla vostra mensa,
l'altro é disteso sopra il vostro letto.
Voi siete come bilance
sospese fra il dolore e la gioia.
Gibran Kahil Gibran

martedì 5 giugno 2012

"Meditazione dinamica: lo sport trasformato"

Navigando nel web, alla ricerca di testimonianze valide sulla meditazione dinamica, che ho sperimentato e trovo molto efficace, ho letto un'intervista a Devapath Peters, medico, che spiega in modo esauriente questo tipo di meditazione attiva che va eseguita al mattino.
Chi meglio di un medico e meditatore potrebbe andar meglio a fare una descrizione completa di questa tecnica?
L'intervista è interamente riportata dal sito

Potete leggerla di seguito.Ho evidenziato alcune parole chiave per il counselling a mediazione corporea.


Dalla Germania, Devapath Peters MD oltre ad essere medico, è terapista del respiro, della primal, dell’arte del relazionarsi intimamente, e della dinamica della leadership.
Conduce gruppi in tutto il mondo, attualmente sta scrivendo un libro sulla trasformazione personale e sta incidendo una serie di CD sulle meditazioni attive connesse al respiro.

Per me la Dinamica fornisce una trasformazione dell’attività sportiva. Sto parlando dello sport inteso in senso positivo – come i samurai che combattono fra di loro, come fosse un gioco, senza competizione.
La Dinamica è una moderna trasformazione dello sport non solo perché corpo e mente si riavvicinano veramente – crea un ponte tra corpo e mente - ma la Dinamica lavora anche sul condizionamento che abbiamo sulla competizione.
E’ una vera attività fisica che fondamentalmente fai per te stesso, per cui non c’è nessuno con cui competere. Qualsiasi programma condizionato tu possa avere – che tu voglia fare la Dinamica molto bene, sia che la saboti perché combatti contro le tue stesse energie – con la Dinamica tutto diventa molto chiaro.

Quale è la diversità di incidenza della Dinamica e di una qualsiasi attività sportiva come il correre?

Anche se nello jogging puoi osservare la tua mente, quello che manca – specialmente all’inizio – è l’elemento emotivo e di apertura al sentire in generale.
Anche se i tennisti della nuova generazione respirano più rumorosamente quando giocano, questo non è sufficiente per il rilascio delle emozioni. Pur facendo uscire alcune emozioni, lo jogging non crea una profonda connessione tra le emozioni e il loro rilascio. Può servire per far uscire un po’ di rabbia, forse, ma più spesso si utilizza lo jogging per reprimere e controllare le emozioni anziché per trasformarle e riconnettersi con l’arte del sentire.
Possiamo definire se si tratta di sport, terapia e meditazione a seconda di quanto queste pratiche incidano sugli strati del carattere di una persona.

Con la Dinamica, a differenza degli sport tradizionali, penetri e vai oltre gli strati della personalità.
Questa dimensione in occidente è stata resa chiara da W. Reich quando ha scoperto gli strati di energia nella nostra personalità. Gli sport toccano solamente gli strati più esterni. La terapia va lievemente più in profondità ma rimane ancora alla periferia confinata all’interno della personalità. La meditazione classica tocca strati più profondi. Lo strato più superficiale, quello che Perls chiama “lo strato della cacca di gallina” corrisponde alle regole sociali, dietro a questo c’è lo strato delle credenze sociali. Entrambi sono modi di vivere molto superficiali. L’attività sportiva solitamente si muove all’interno di questi due livelli.
La terapia rivoluzionaria, iniziata con Reich, ha osservato meglio lo strato successivo: lo strato della modalità espressiva dimenticata. Reich lo chiamò lo strato della distruzione, catarsi o negatività.
Dopo questo strato viene quello che la terapia a volte raggiunge: lo strato dell’energia vitale e orgasmica dove sei riconnesso con il succo della vita. Poi viene lo strato che Freud ha menzionato e successivamente rinnegato: lo strato della morte. Normalmente la terapia si ferma prima. Ma la meditazione va avanti, allo strato della morte e arriva al cuore, all’essenza o alla qualità del Buddha, o come tu lo voglia chiamare.

Le terapie più evolute parlano di “strato centrale”, ma nella meditazione diventa molto chiaro che esistono livelli più profondi ancora di quelli che i terapisti riconoscono come essere il nucleo. Loro si fermano alla identificazione corpo-mente, la meditazione va oltre.
E’ possibile mantenere lo strato più esterno della personalità, cioè la “merda di gallina”, solo con una respirazione superficiale. Devi respirare il più superficialmente possibile per reprimere i tuoi sentimenti; se non trattieni il respiro non ci può essere repressione. Nel momento in cui rompi il contratto sociale di reprimere il respiro, ti scontri con questo livello sociale. Inizi a sgomberare il campo e a riconnetterti con il tuo mondo interiore nascosto.. nascosto nell’inconsapevolezza.
Nel primo stadio della dinamica, ti ricarichi, rompi gli schemi sociali e ti sposti nel secondo stadio, nella catarsi. Impazzisci – lasci uscire tutto quello che hai represso – per 10 minuti. Poi arrivi al terzo stadio, saltare: aprendo il centro sessuale, cioè riconnettersi con l’energia della vita… quello che la terapia chiama lo strato centrale e che, dal punto di vista meditativo, è solo a metà strada.
Poi arriva all’improvviso lo stadio dello “stop”, il silenzio. Che cosa succede a questo punto? Muori.. muori al tuo corpo, alla mente, alle tue emozioni. Incontri lo strato della morte e a volte intravedi qualcosa al di là di essa.
Dopo aver attraversato lo strato della morte, entri nella celebrazione dello stato del Buddha.


Qual è il significato del “respiro di fuoco” fatto nel primo stadio – l’espirazione forzata?

Il motivo della respirazione di fuoco, caotica, veloce, profonda sta nei sui effetti su corpo, mente ed emozioni. E’ una sorta di “pulizia dell’anima”. Con il respiro energizzi in modo incredibile il corpo, crei una confusione nei modelli mentali rigidi e condizionati e un’apertura per il rilascio delle emozioni. La tua anima può finalmente respirare di nuovo!
E’ un trattamento anti-acido. L’acidità è prima di tutto a livello corporeo. Nel nostro corpo abbiamo così tanta acidità perché tratteniamo troppo biossido di carbonio. Giornalmente il corpo è costretto a lavorare molto per neutralizzarlo e si stanca. Se lo immagazzini nei polmoni o nei tessuti ti rende emotivamente scontroso. Tensioni emotive permanenti fanno stare i muscoli in uno stato di contrazione cronica. Non hai più bisogno di fare body-building perché la tensione cronica forgia i tuoi muscoli!
Per far lavorare i muscoli hai bisogno di più ossigeno, ma trattieni il respiro; abusi delle tue fonti di energia, produci più spazzatura – che stagna nel corpo – e sei ancor più stanco ed esausto e finisci con il rovinarti la salute.
Non facciamo circolare il respiro in modo appropriato nei polmoni, così molta aria stantia rimane bloccata lì.
Nella Dinamica scarichi al massimo i polmoni. Devi fare una ispirazione profonda ed un’espirazione ancora più profonda. Svuoti l’enorme riserva di aria bloccata che normalmente non utilizzi a causa della respirazione poco profonda.Attingendo da questa riserva fai uscire tutti i veleni che sono lì.
Pertanto, a mio giudizio, la respirazione di fuoco è un anti-acido a livello fisico, un anti-rabbia a livello psicologico. Noi siamo così “acidi”, così arrabbiati, perché abbiamo immagazzinato troppa acidità nei nostri corpi a causa del nostro condizionamento repressivo.
Dal punto di vista delle polarità .. il respiro è come un circolo, yin-yang nella medicina cinese. Quando sei impaurito inspiri, nel rilassamento espiri. Una società repressa che si basa su paura e tensione, cronicamente tende di più a inspirare e a trattenere il respiro. E’ il lato maschile del respiro. E’ il lato del fare; hai bisogno di inspirare per essere pronto per l’azione. La paura è il lato femminile. Questa è l’espirazione ed è anche il lato del lasciar andare, del rilassamento e della fiducia.

Puoi notare che una società che incoraggia il trattenimento del respiro è molto orientata verso il lato maschile e condanna la parte femminile. Oppure puoi notare che se, in certe società, la donna è condannata, la società stessa condannerà sempre l’espirazione ed anche le qualità ad essa correlate.
Nel primo stadio, se ti focalizzi sul far uscire il respiro, stai ridando potere al lato femminile.Devi andare ad un livello esagerato del lato femminile per ritornare ad uno stato naturale di equilibrio tra inspirazione ed espirazione.A livello psicologico profondo – maschile significa vita – l’inspirazione - e femminile, l’espirazione, significa la morte. La nostra paura latente si riflette nella nostra paura di espirare profondamente.
Altro modo per spiegare: Osho parla dell’inspirazione paragonandola alla solitudine, l’espirazione all’amore. Semplicemente osservando il modo di respirare dei membri di una società riesci a tracciare un profilo sociale. Semplicemente osservando il respiro delle persone, puoi vedere se le loro vite sono radicate nell’amore o nella paura.Solo osservando il tuo respiro puoi diventare consapevole del tuo modo di vivere!

Nel secondo stadio c’è la pulizia delle emozioni. Questo significa che i muscoli possono rilasciare le vecchie tensioni. Il cervello rilascia molte tensioni, probabilmente aprendo nuovi sentieri tra le due diverse parti del cervello che sono rimaste bloccate dalle emozioni sin dai tempi dell’infanzia e che non hanno permesso lo sviluppo di una intelligenza più profonda. Il sistema circolatorio inizia nuovamente a rilassarsi. Ci spostiamo da un incontro ravvicinato con un attacco mortale di cuore verso un attacco d’amore e di gioia.
Se tu porti qualunque cosa porti al massimo della sua attività, poi ti puoi rilassare ad un livello molto più profondo. E non dimenticare, il rilassamento più profondo è la meditazione.

Per alcune persone il terzo stadio della Dinamica – saltare su e giù urlando “Hoo” per 15 minuti – è veramente una grande sfida. Cosa succede durante questo stadio?

Originariamente nei “campi di meditazione” di Osho, il terzo stadio consisteva nel respirare profondamente, lasciando il corpo libero di muoversi, intanto chiedevi a te stesso “Chi sono io?”… continuandolo a ripetere come un martellamento sulla tua consapevolezza. Ancora adesso si riesce a sentire l’eco della versione originaria della Dinamica nel terzo stadio..
La posizione delle braccia distese verso l’alto sopra la testa mentre stai urlando “hoo” – sembra che apra il diaframma. Saltare con le braccia alzate è qualcosa che facevi da bambino: alzando le braccia alzi la tua energia. Puoi immaginare che le braccia ti stiano tirando su. Un bambino ama fare questo – distendere le braccia.
Se, invece, lasci che le braccia stiano giù, continui a tenere il controllo nelle spalle e collo e tieni le costole in una posizione di chiusura. Quando ti apri, le costole si espandono, il diaframma si rilassa e usi i muscoli della schiena che normalmente sono contratti.
Inoltre, quando apri il diaframma .. è come la vibrazione del tamburo. La vibrazione del suono e del respiro entra in contatto con la base pelvica, con il diaframma, con la parte superiore dei polmoni, con la base muscolare della bocca e con l’intera struttura ossea della testa, inclusa la base del cervello. Nel saltare, tutti gli strati vibrano e suoni il “tamburo” con lo “hoo”. Questa vibrazione pulisce a livello fisico, energizza il sistema nervoso e permette di far venire in superficie le energie nascoste.

La Meditazione Dinamica crea una consapevolezza psicosomatica: senti il tuo corpo. Raggiungi una connessione diversa con il tuo corpo-mente, perché – questa è la naturale conseguenza – senti di nuovo te stesso. Sentendoti inizi nuovamente a volerti bene. In amore con la vita, una nuova libertà ti sta aspettando!

Nel contatto con il mondo esterno noi usiamo la maggior parte della nostra energia attraverso gli occhi. Così ha senso chiuderli quando ci muoviamo verso il dentro – come, per esempio, durante tutta la Dinamica - in modo che tutta la nostra energia si muova in questa direzione. Vedi qualche altro significato nel tenere gli occhi chiusi, persino bendati, come Osho suggerisce?

Chiudendo gli occhi ti connetti con le qualità femminili. Questo è menzionato nel libro “Il Segreto dei Segreti” di Osho.
L’energia maschile si muove attraverso gli occhi, quella femminile attraverso le orecchie. Gli occhi sono più aggressivi e le orecchie possono solo recepire… il che è una sfida totale per la tua mente, perché quando chiudi gli occhi e ti focalizzi sull’ascoltare, apri nuove strade.
Può essere che gli occhi siano connessi con la parte logica del cervello, mentre l’ascoltare è connesso con il lato intuitivo. Se è così, chiudere gli occhi durante la Dinamica dovrebbe essere un aiuto nel creare un ponte tra i due emisferi. E una ulteriore integrazione
di entrambi gli emisferi potrebbe portare una rivoluzione nella nostra vita.






La vita è un affare complicato. Ci sono buone notizie e cattive notizie.
La buona è che non c’è bisogno di nessuna tecnica.
Ma quella cattiva è che senza tecniche non riuscirai ad arrivarci.


Osho, ideatore della meditazione dinamica e delle meditazioni attive

venerdì 1 giugno 2012

la meditazione come uno strumento del counselling a mediazione corporea

Tra gli strumenti del counselling a mediazione corporea mi piace utilizzare, quando possibile, anche la meditazione.

Occorre prima precisare cosa s'intende per meditazione.
Di seguito alcuni brevi estratti dalla mia tesi

Laboratorio Interiore Tecniche di meditazione nel counseling

"Per meditazione s'intende una pratica antichissima basata sull'osservazione del flusso dei pensieri.
E' la chiara consapevolezza delle cose come sono in realtà, qui e ora ;
il non immaginarle come pensiamo di volerle"


Alessandro Del Genio, MEDITAZIONE UNIVERSALE il proposito patristico, p.13

Esistono vari tipi di meditazione a seconda delle filosofie e delle religioni.
Alcune meditazioni si basano sulla concentrazione,sulla focalizzazione, altre tecniche partono dall'osservazione del flusso di pensieri, senza identificarsi con essi,per trascendere la mente e creare il vuoto.


"Le tecniche di meditazione tra le quali è possibile la scelta sono in numero concertante: tecniche Zen, yoga,del tantrismo, del sufismo(per non menzionare il cristianesimo e lo hasidismo che posseggono anch'essi tecniche loro proprie).
La tecnica che conviene ad ogni individuo si può determinare soltanto sperimentalmente"

Ma Satya Bharti pag.11-12 del libro di Bagwan Shree Rajnesh: Meditazione dinamica l'arte dell'estasi interiore.

Alle svariate tecniche si vanno ad aggiungere le meditazioni attive di Osho.
Secondo la visione di Osho l'uomo occidentale, a causa della vita frenetica e veloce che conduce, è talmente carico di tossine e di stress che passare IMMEDIATAMENTE da questo stato di azione, di movimento, ad uno di stasi,meditativo gli risulta assai difficile.
Queste meditazioni lavorano sulla dualità e sono suddivise in fasi diversi che alternano movimento e stasi.

*In realtà tutti gli stadi sono preparatori allo stadio finale, la meditazione vera e propria.

"Devi espellere tutta la spazzatura di cui è piena la tua mente.Se non ti sei scaricato non puoi sedere in silenzio."

All'interno della visione di crescita interiore sviluppata da Osho, le emozioni non devono e possono essere represse, ogni individuo dovrebbe viverle e sperimentarle consapevolmente attraverso una catarsi in un ambiente protetto.

"Catarsi, espressione di un'emozione, talvolta spettacolare (collera, crisi, songhiozzi...) che permette eventualmente un'abreazione (scambio emozionale che libera di un trauma passato) seguita di distensione o da sdrammatizzazione- In Gestalt, la catarsi non è ricercata sistematicamente, come in seguito all'amplificazione del sentire. E' generalmente seguita da una verbalizzazione, che favorisce l'integrazione"
Serge Ginger,Iniziazione alla Gestalt l'arte del contatto p. 152

"...la tua energia ha bisogno di essere espressa, necessita di una catarsi.Hai una quantità di energia impressionante e nessuna azione con cui esprimerla. Lasciala fluire!Attraverso l'azione ti fondi con l'esistenza. E quando l'energia se ne sarà andata e ti rilasserai, allora sarei in silenzio: trova uno spazio tranquillo nello stagno e rilassati lì"
Osho, Il gioco delle emozioni, liberarsi da rabbia, paura e gelosia, pag.185

Riassumendo :

Le tecniche attive (qualora ci siano tutte le condizioni ideali per poter essere svolte) permettono, attraverso il gioco e il movimento fisico di espellere le tossine e tirar fuori le emozioni represse.
Questo permette, in una seconda fase, il sopraggiungere di un silenzio che concede di ascoltare, osservare, sentire i pensieri, il corpo, l'intorno, un silenzio dove cercare il vuoto, trascendere gli stessi pensieri.


...l'ideatore delle meditazione attive pronunciandosi su di esse affermò

Un maestro crea situazioni che voi, lasciati a voi stessi,potreste evitare,e proprio quelle situazioni che conducono alla vostra crescita. Tutto quello che fa è una tecnica, uno stratagemma.


...E' consigliabile praticarle con una certa costanza sia per beneficiarne degli aspetti positivi che per imparare ad eseguirle correttamente, come è importante eseguirle agli inizi in presenza di una persona che abbia una profonda conoscenza della tecnica e sia pronta a sostenere eventuali catarsi.
Ma anche praticate saltuariamente, o come esperienze uniche, possono essere validi strumenti d'inviduazione dell'area problematica su cui "lavorare" ( e qui entra in gioco, in questo caso, il counsellor a mediazione corporea che abbia anche seguito un percorso di anni in questo senso).


Le emozioni inespresse non moriranno mai. Sono sepolte vive e usciranno più avanti in un modo peggiore.
Sigmund Freud
.


per sorridere...


martedì 29 maggio 2012

Erich Fromm




E' necessario lasciarsi disorientare,
accettare il conflitto e le tensioni,
rinascere ogni giorno e sapersi ascoltare.

Erich Fromm

lunedì 28 maggio 2012

La preghiera della Gestalt

Io sono io. Tu sei tu.
Io non sono al mondo per soddisfare le tue aspettative.
Tu non sei al mondo per soddisfare le mie aspettative.
Io faccio la mia cosa. Tu fai la tua cosa.
Se ci incontreremo sarà bellissimo;
altrimenti non ci sarà stato niente da fare.


Fritz Perls


quando abbiamo a che fare con persone che non ci piacciono per un qualche motivo
oppure
che ci mettono i bastoni tra le ruote
oppure
che ci creano disagio
o comunque
ci trasmettono/suscitano in noi
sensazioni negative

possiamo agire in molti modi, ma soprattutto possiamo decidere di

1) Continuare a frequentarle, in tutta onestà, con la consapevolezza di fare una sorta di "percorso" interiore.

2) Andare per la nostra strada e frequentare altra gente.

E' semplice.

Non ci sono scelte giuste o sbagliate se seguiamo il nostro sentire.
Se ascoltiamo noi stessi sappiamo cosa è giusto per noi in un determinato momento della vita.
Onesta-mente.

lunedì 14 maggio 2012

ansia,attacchi di panico e counseling a mediazione corporea

E' possibile affrontare gli attacchi di panico attraverso il counseling a mediazione corporea
Riporto un interessante articolo su
attacchi di panico: cosa fare e cosa evitare quando si presentano
dal sito
www.switch-yourself.com/benessere/attacchi-di-panico/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=attacchi-di-panico

Piccole azioni da attuare e altre da evitare dinnanzi ad attacchi di panico.

Il mio interesse nei confronti degli attacchi di panico mi porta a parlarne nuovamente, perciò dopo il post Gli attacchi di panico descritti nel corso della storia, eccomi ad approfondire questo aspetto che limita fortemente la vita di molte persone, ma che in qualche modo vuole rivelare la “vera natura” di queste ultime e la giusta strada da prendere.

Un segnale forte che arriva direttamente da zone profonde della mente (subconscio ed inconscio) atto a ricordarti che molto probabilmente la vita che stai vivendo non ti calza a pennello, e che è arrivato il momento di attivarti, cambiare qualcosa e migliorare te stesso.



ATTACCHI DI PANICO: COSA FARE!

Ecco alcuni piccoli accorgimenti da effettuare nel caso dell’arrivo di un attacco di panico:

Cedi e ripeti più volte: “Fai di me ciò che vuoi”. Non serve a nulla resistere agli attacchi di panico, è utile invece cedere lasciandoti andare completamente. E’ il modo migliore per ridimensionarli e vederli scomparire al più presto.
Abbandona il luogo in cui la crisi si è manifestata. Quando senti che la crisi si sta dissolvendo, allontanati per un po’ dal luogo in cui è esploso l’attacco. Se la cosa è materialmente impossibile (se, per esempio, ti trovi in auto in mezzo alla colonna), cerca comunque di estraniarti mentalmente dalla scena e di pensare ad altro.
Cerca la comodità. Nel momento in cui esplodono gli attacchi di panico, è fondamentale mettersi comodi: se indossi una cravatta, una sciarpa o un foulard, allenta la costrizione al collo e slaccia gli indumenti stretti, togli scarpe e cappello (se lo indossi). Più sei comodo, leggero e libero, più velocemente la crisi svanirà.
Ti serve più aria! Spesso gli attacchi di panico si presentano con una sensazione di soffocamento, soprattutto se la crisi avviene in un luogo chiuso. Per questo, nel momento in cui ti senti male, cerca sempre di respirare aria fresca aprendo una finestra o, se sei all’aperto in pieno sole, cerca una zona d’ombra.
Affidati a chi ti è vicino: quando gli attacchi di panico si manifestano in presenza di altre persone, non aver paura di chiedere conforto. E se sei da solo, telefona ad una persona amica e parla di quello che ti sta accadendo.
Trova il contatto: per far allontanare più rapidamente una crisi, è importante anche sentirsi fisicamente sostenuti e accolti. Se qualcuno è vicino a te durante l’attacco, cerca l’abbraccio, lasciati avvolgere dal calore del contatto: così inneschi dei meccanismi di autoguarigione immediati.
Concentrati sulle sensazioni fisiche: gli attacchi di panico nascono spesso dall’accumulo di pensieri ossessivi, per questo durante la crisi (ma anche prima se si manifestano le avvisaglie) è utile “staccare la testa” e concentrarsi totalmente sulle sensazioni fisiche, gli odori, le impressioni tattili, le voci, i suoni… così la mente si distrae e il panico svanisce.
Grida e gesticola: Proprio come fanno i bambini (c’è sempre da imparare da loro) quando vogliono allontanare incubi e paure, quando la crisi è al culmine non trattenerti, ma lascia uscire allo scoperto le sensazioni. Urla, gesticola, salta, batti i piedi… in questo modo scarichi le tensioni e diluisci i sintomi.

ATTACCHI DI PANICO: COSA NON FARE!

Ecco, invece, le cose da non fare al fronte di un attacco di panico:

Resistere all’attacco di panico: se ti opponi alla crisi, l’unico risultato che otterrai è quello di amplificarne i sintomi. Per questo, quando il panico arriva, fagli strada, crolla, cedi, molla la presa! Lasciali tutto lo spazio che vuole prendersi, e se ne andrà naturalmente.
Fingere che non stia accadendo nulla: negare che la crisi sia in atto non è il modo giusto per affrontarla. Più tu neghi di stare male e più ti riempi di ansia, di paura: inizierai a respirare sempre peggio, il cuore batterà a ritmo ancora più incalzante. Accetta serenamente quello che sta accadendo e calati nell’evento: essere totalmente presenti a se stessi è il modo migliore per vivere e superare il panico.
Respirare in maniera concitata: il panico in molti casi scatena la “fame d’aria”, ma non è accelerando il ritmo respiratorio che puoi risolvere il sintomo. Così facendo, infatti, mandi il sangue in alcalosi, una situazione che peggiora tutto il quadro clinico.
Bere o mangiare: spesso il panico si manifesta anche con sintomi gastrici, quali nausea, mal di pancia, gonfiore addominale, Per questo, durante la crisi, è meglio non cercare conforto in cibi o bevande, che rischiano di complicare ulteriormente il quadro sintomatologico dell’attacco.
Assumere tranquillanti: è la cosa peggiore che tu possa fare . Gli ansiolitici risolvono il problema al momento, ma quando il loro effetto svanisce, la situazione torna come prima. Ricorda che gli attacchi di panico sono il sintomo di qualcosa che non va nella tua esistenza, è un campanello d’allarme che ti dice che non stai vivendo in modo conforme alle tue vere aspettative: se lo zittisci con una pastiglia, non lo affronti. E il panico puntualmente ritornerà.

DALLE PICCOLE AZIONI…

Ho descritto piccole azioni da fare ed altre da evitare dinnanzi ad attacchi di panico, sicuramente da sole non riusciranno ad eliminare questo “disturbo” ma gettano una buona base su come affrontarlo.
Molte persone inizialmente trovandosi di fronte a questa “tempesta psichica” (passatemi il termine), utilizzano subito tranquillanti pensando che possano risolvere il problema, in realtà è necessario compiere un lavoro su se stessi, intraprendendo ad esempio un cammino di psicoterapia e nel frattempo facendo tesoro di questi consigli che possono tornare utili al momento giusto.

Conosco persone che, grazie ad attacchi di panico che li perseguitavano, ed affrontandoli in maniera corretta, hanno potuto capire meglio se stessi e la loro vera “natura”, trasformando la loro vita in un’esperienza stupenda.

Se anche tu conosci personalmente il panico… perché non dovresti fare lo stesso?




Rivediamo insieme alcuni passi dell'articolo.Saranno riportati in corsivo.

Un segnale forte che arriva direttamente da zone profonde della mente (subconscio ed inconscio) atto a ricordarti che molto probabilmente la vita che stai vivendo non ti calza a pennello, e che è arrivato il momento di attivarti, cambiare qualcosa e migliorare te stesso.


e se guardassimo agli attacchi di panico come a degli "amici", campanelli d'allarme volti a indicare che qualcosa nella nostra vita non va?
Cosa potremmo fare per vivere serena-mente?
L'articolo afferma :


Concentrati sulle sensazioni fisiche: gli attacchi di panico nascono spesso dall’accumulo di pensieri ossessivi, per questo durante la crisi (ma anche prima se si manifestano le avvisaglie) è utile “staccare la testa” e concentrarsi totalmente sulle sensazioni fisiche, gli odori, le impressioni tattili, le voci, i suoni… così la mente si distrae e il panico svanisce.

staccare la testa...più facile a dirsi che a farsi. Occorre imparare prima a "staccare la testa", alquanto difficile per molte persone riuscire a farlo in quei momenti così angoscianti.
Attraverso le tecniche del counseling a mediazione corporea impareremo a "staccare la testa" , a fare vuoto mentale partendo dall'ascolto e dall'osservazione del corpo e dei pensieri che accumulati dentro posso generare ansia e portare ad avere gli attacchi.





questa posizione è presente sia nello yoga (savasana) che nelle meditazioni attive come stadio finale (let go).
Attraverso al rilassamento del corpo si giunge al rilassamento della mente.

inoltre:

Grida e gesticola: Proprio come fanno i bambini (c’è sempre da imparare da loro) quando vogliono allontanare incubi e paure, quando la crisi è al culmine non trattenerti, ma lascia uscire allo scoperto le sensazioni. Urla, gesticola, salta, batti i piedi… in questo modo scarichi le tensioni e diluisci i sintomi.


La foto, che rappresenta uno stadio della meditazione kundalini, rispecchia esattamente le parole sopra. E' interessante notare che
le tecniche di meditazione attiva prevedono proprio questo in alcuni stadi: determinati movimenti del corpo aiutano a tirare fuori i pensieri negativi, le emozioni represse evitando così la loro cristallizzazione.




tirare fuori tutto...

In questo modo il vuoto mentale si creerà naturalmente.
E' difficile crearlo attraverso il controllo della mente.Il controllo potrebbe essere solo momentaneo,si rischierebbe di accumulare dentro pensieri,emozioni per poi implodere o peggio si rischierebbe di somatizzare.

tornando all'articolo infatti

le cose da non fare al fronte di un attacco di panico:

Resistere all’attacco di panico: se ti opponi alla crisi, l’unico risultato che otterrai è quello di amplificarne i sintomi. Per questo, quando il panico arriva, fagli strada, crolla, cedi, molla la presa! Lasciali tutto lo spazio che vuole prendersi, e se ne andrà naturalmente


L'ideale sarebbe tirar fuori tutto in un ambiente protetto, in presenza di persona che abbia già attraversato questo percorso e che sia quindi preparata a sostenere eventuali catarsi, come un counselor a mediazione corporea che sostiene attraverso le sessioni di lavoro sul corpo e ascolta la ri-elaborazione delle sensazioni emerse, nel qui ed ora.



Tra le cose da non fare viene suggerito di non

Assumere tranquillanti


Non mi compete affrontare questo argomento, ma voglio sottolineare che ovviamente la combinazione di tranquillanti e counseling a mediazione corporea è sconsigliata.

Se cambi il tuo atteggiamento verso le cose, finisci per cambiare le cose.

Emil Cioran







domenica 13 maggio 2012

sul counseling








Il termine counseling (o counselling) deriva dal latino consulere che può essere tradotto con "venire in aiuto","consigliarsi". Dall'inglese to counsel assume il medesimo significato.
Tuttavia la traduzione in italiano lo denuda della sua vera natura attribuendogli un significato che non gli appartiene.
In lingua italiana la parola counselor viene tradotta come consigliere.
Da questa errata trasposizione ne nasce una controversia che impedisce di cogliere la vera natura del counseling intesa come "relazione d'aiuto".
Il counselor non consiglia ma guida e sostiene il cliente in momenti di crisi con empatia, con rispetto. Sarà il cliente stesso a trovare l'interruttore che gli permetterà di accendere la sua luce interiore, di guardare alle cose con uno sguardo differente, intriso da quella consapevolezza che nasce dall'Interno e che nessun altro può donare, permettendogli di compiere in autonomia una scelta responsabile.

Come afferma Franco Nanetti in Counseling ad orientamento umanistico esistenziale :

Il counseling [...] é un processo dialogico attivo, caratterizzato su principi di empatia, autenticità,congruenza, tra un counselor e un cliente ( o più clienti in caso di counseling di coppia, familiare o di gruppo) che si trova in difficoltà e che porta implicitamente o esplicitamente una domanda di cambiamento.

p. 75


leggendo queste parole di José Saramago (La Caverna) mi è sembrato di ritrovare in esse il sunto di quello che un counselor non dovrebbe fare :

Autoritarie, paralizzanti, circolari, a volte ellittiche, le frasi a effetto, dette anche scherzosamente briciole d'oro. Sono una piaga maligna, tra le peggiori che hanno infestato il mondo. Diciamo ai confusi "Conosci te stesso", come se conoscere se stessi non fosse la quinta e più difficile delle operazioni aritmetiche umane; diciamo agli abulici "Volere è potere", come se le realtà bestiali del mondo non si divertissero a invertire tutti i giorni la posizione relativa dei verbi; diciamo agli indecisi "Comincia dal principio", come se quel principio fosse il capo sempre visibile di un filo male arrotolato che bastasse tirare e continuare a tirare per giungere all'altro capo, quello della fine, e poi, tra il primo e il secondo, avessimo tra le mani una linea retta e continua dove non c'era stato bisogno di sciogliere nodi, né di districare strozzature, cosa impossibile che accada nella vita dei gomitoli e, se ci è consentita un'altra frase ad effetto, nei gomitoli della vita.

giovedì 10 maggio 2012

principali differenze tra psicologo psicoterapeuta e counselor



Ecco le principali differenze tra psicologo, psicoterapeuta e counselor.
Approfondiamo due punti in particolare:

RICONOSCIMENTO LEGALE

Se le prime due sono professioni riconosciute, la terza è una professione in via di riconoscimento.L'argomento è attualissimo, se ne parla proprio in questi giorni.

Il testo di legge sul riconoscimento delle associazioni professionali di categoria e le professioni così dette non regolamentate è stato approvato dalla Camera. Unici voti contrari: Idv e Lega.
Ora il testo verrà presentato al Senato.

TITOLO DI STUDIO

Sia lo psicologo che lo psicoterapeuta sono necessariamente laureati.Nel caso dello psicoterapeuta occorre una specializzazione.
Il counselor non deve essere necessariamente laureato, ma deve aver frequentato :

o una scuola triennale di counseling
o una scuola biennale di counseling con monte ore equipollente al monte ore della scuola triennale.

martedì 8 maggio 2012

leviamo le maschere :)

Patch Adam


Questo dialogo, trovato in rete, è tratto dal film Patch Adam.
Sebbene non riguardi il counselling é molto toccante per quel che riguarda il concetto di cura.


Adam: "Signore, può definire la parola cura?"
Giudice: "Certo.. definiamo cura l’attenzione data ad un paziente che richiede un intervento medico. Lei ha pazienti in cura signor Adam?"
Adam: "Io convivo con numerose persone che vanno e vengono liberamente alle quali offro il mio modesto aiuto."
Giudice: "Signor Adam, ammette o non ammette di prestare cure a pazienti nel suo ranch?"
Adam: "Chiunque venga al mio ranch è un paziente, si.
E qualunque persona venga al ranch è anche un medico.
Ogni persona che venga al ranch e necessiti di un aiuto fisico o mentale in qualunque forma è un paziente, ma nello stesso tempo, ogni persona che venga al ranch e si incarichi di prendersi cura degli altri che sia cucinare per loro, lavarli o anche semplicemente ascoltarli, ecco che diventa un medico. Uso il termine in senso lato signori, ma un medico non è qualcuno che aiuta qualcun altro? Quando il termine medico ha preso un eccezione referenziale? A che punto della storia un medico è diventato più di un fidato e dotto amico che visitava e curava gli infermi? Voi mi chiedete se esercito la medicina..se questo significa aprire la porta a chi ha bisogno, a chi è sofferente.. accudirlo, ascoltarlo e mettergli un panno freddo in fronte, finché la febbre non si abbassa, se è questo fare il medico, se è questo curare un paziente allora mi dichiaro colpevole signori."
Giudice: "Ha considerato le implicazioni del suo modo di agire?Se uno dei suoi pazienti morisse?"
Adam: "Che cos’ha la morte che non va? Di cosa abbiamo così mortalmente paura? Perché non trattare la morte con un po’ di umanità e dignità e decenza e dio non voglia perfino di umorismo. Signori il vero nemico non è la morte. Vogliamo combattere le malattie? Combattiamo la più terribile di tutte..l’indifferenza. nelle vostre aule ho assistito a disquisizioni sul transfert e la distanza professionale. Il transfert è inevitabile signore. Ogni essere umano ha un impatto su di un altro. Perché vogliamo evitarlo in un rapporto paziente medico? È sbagliato quello che insegnate nelle vostre lezioni, la missione di un medico non deve essere solo prevenire la morte ma anche migliorare la qualità della vita. Ecco perché se si cura una malattia o si vince o si perde.. se si cura una persona vi garantisco che in quel caso si vince qualunque esito abbia la terapia. Qui vedo oggi un’aula piena di studenti di medicina. Non lasciatevi anestetizzare, non lasciatevi intorpidire di fronte al miracolo della vita. Vivete sempre con stupore il meraviglioso meccanismo del corpo umano. Questo deve essere il fulcro dei vostri studi e non la caccia ai voti che non vi daranno alcuna idea di che tipo di medico potrete diventare. E non aspettate di essere in corsia per acquistare la vostra umanità, sviluppate subito la capacità di comunicare. Parlate con gli estranei, con gli amici, con chi sbaglia numero.. con chi vi capita! E coltivate l’amicizia di quelle stupende persone che vedete in fondo all’aula, infermiere che possono insegnarvi, stando con la gente tutti i giorni, tra sangue e merda e hanno un patrimonio di conoscenza da dividere con voi e così fate con quei professori che non sono morti dal cuore in su. Condividete la passione che hanno, fatevi contagiare, signore io voglio fare il medico con tutto il mio cuore! Io volevo diventare medico per assistere il mio prossimo.. e per questo motivo ho perso tutto..però così ho anche guadagnato tutto: ho condiviso le vite dei pazienti e del personale dell’ospedale. Abbiamo riso insieme e pianto insieme. Questo è ciò che voglio fare nella mia vita. E Dio mi sia testimone comunque decidiate oggi guarderò ancora con fiducia al mio scopo, diventare il miglior medico che il mondo abbia mai visto. Voi avete la facoltà di impedire che io mi laurei, potete impedirmi di ottenere il titolo, il camice bianco. Ma non potete controllare il mio spirito, non potete impedirmi di apprendere, non potete impedirmi di studiare…."

lunedì 7 maggio 2012

Perchè rivolgersi ad un counselor


Il counselor è un professionista della relazione d'aiuto il cui compito è quello di accogliere, ascoltare e sostenere l'altro.
Nello specifico si rivolge a:

chi sta abbastanza male da rendersi conto di avere bisogno di un aiuto, ma sta ancora abbastanza bene da potersi impegnare in prima persona per risolvere i propri problemi * creaitalia.it

Secondo l'OMS, l'Organizzazione mondiale della sanità
Il Counseling è un processo che, attraverso il dialogo e l'interazione, aiuta le persone a risolvere e gestire problemi e a prendere decisioni; esso coinvolge un"cliente" ed un "counselor". Il primo è un soggetto che sente il bisogno di essere aiutato, il secondo è una persona esperta, imparziale, non legata al cliente, formata all'ascolto, al supporto ed alla guida.

Riassumento, può rivolgersi ad un counselor chiunque :

- attraversando un periodo di transizione della propria vita si trovi a cambiare lavoro, scuola,prendere una decisione
- vive una separazione, un lutto
-vuole migliorare le sue relazioni
-vuole riprendere in mano le redini della propria vita

agendo nel qui ed ora poichè

Il counselor non è :
uno psicologo
uno psicoterapeuta
un consulente
genericamente non usa mai il prefisso psico se non acquisito per competenza
[...]

L'intervento di counseling può essere definito come la possibilità di offrire un orientamento o un sostegno a singoli individui o a gruppi, favorendo lo sviluppo e l'utilizzazione delle potenzialità del cliente. * sicoitalia.it


per informazioni sarabenegiamo@libero.it counseling integrato da tecniche corporee